NACA motore Reggiane 2005 Sagittario

                            STAMPAGGIO NACA REGGIANE 2005 SAGITTARIO

Devo eseguire la stampata, dietro ordinazione, della NACA del  Reggiane 2005 Sagittario, ad un cliente al quale ho venduto anche i disegni.

Buona occasione quindi per fare una breve descrizione del lavoro.

 

Premessa

Lo stampo era gia’ esistente ed era stato realizzato qualche anno fa in occasione della costruzione del mio Reggiane 2005. E’ stato realizzato in resina poliestere dello spessore di 7mm e rifinito in testa con un colletto della larghezza di circa 4cmm. Questo per garantire stabilita’ dimensionale negli anni. Foto 1 -1A

Foto 1- Si puo' apprezzare il colletto di rinforzo e lo spessore del VTR

Foto 1A- Si puo' vedere il foro per l'aria c.

 

Preparazione dello stampo.

Riportato alla luce lo stampo, la prima cosa che ho fatto e’ stato il controllo visivo dello stesso per scoprire eventuali deformazioni, criccature, schianti del gelcoat di fondo o distacchi di materiale.

Niente di tutto questo e’ venuto alla luce per cui posso subito procedere, dopo una buon lavaggio con acqua e sapone, alla applicazione di nuove mani di cera.

Visto il tempo di immagazzinamento trascorso ed il lavaggio, devo considerare questa “inceratura” come se fosse la prima volta. Saranno necessarie quindi perlomeno dalle quattro alle cinque mani e tra una mano e l’altra dovra’ passare circa mezza giornata, in termini piu’ precisi  da un minimo di tre ore alle cinque (a seconda anche della stagione). La cera e’ stata applicata con un tampone e ad ogni passata e’ stata lucidata a specchio con un panno di cotone. Un bel lavoro “di gomiti” insomma, valido anche come lezione di karate.

Ricordate “dai la cera e leva la cera” ?.

La cera usata  Foto 2 , e’ caratterizzata da un alto punto di fusione (cosa questa importante nell’uso di resine poliestere) e che non rischia di essere asportata durante la lucidatura.

Foto 2- Foto ricavata dal sito commerciale PROCHIMA

Sarebbe sufficiente la applicazione di questa cera a garantire il successivo distacco del manufatto dallo stampo, ma a maggior sicurezza, ho voluto applicare anche una spruzzata  di polivinile Foto 3, per evitare che la cera si trasferisse alla stampata o che addirittura la resina stessa  potesse aggredire lo stampo, creandomi problemi nella fase di distacco dallo stesso.

Foto 3- Il distaccante polivinilico commercializzato da PROCHIMA

Questo distaccante richiede un tempo di asciugatura di circa mezz’ora…..un paio d’ore sono anche meglio.

Stampaggio

 

I materiali necessari allo stampaggio sono ovviamente la resina e i prodotti in fibra di vetro.

Come resina ho usata quella epossidica . In pratica e’ la stessa che mi fa anche da collante per i legnami, ma per il compito che deve assolvere (privo da sollecitazioni) andra’ piu’ che bene. Foto 4

Foto 4- Il collante/resina Epoxi "Taurus" della Marlin

 

E’ giusto precisare le le tipologie delle fibre da usare sono funzione delle sollecitazioni che il manufatto dovra’ sopportare e di conseguenza ne verra’ determinato anche lo spessore.

Nel nostro caso uno spessore finale che andra’ da 1 a 1.5mm sara’ piu’ che sufficiente per rispondere alle necessita’ del caso.

Ecco quindi che sono arrivato a stabilire l’uso delle tre tipologie che sono visibili nella Foto 5

Foto 5-Le tre tipologie di fibra da me usate

Da sin. a destra si puo’ osservare

MAT di superficie :     primo strato

                                   appartiene alla categoria dei “tessuti non tessuti” e si tratta di un velo     

                                   leggerissimo costituito da lunghi  filamenti di vetro tenuti assieme da

                                   un appretto (amidaceo) universale ad alta solubilita’.

                                   Il suo compito e’ quello di andare a creare una ottima finitura  superfi-

                                   ciale e ricopiare fedelmente ogni piu’ piccolo particolare. Un vero e proprio

                                   cuscino che servira’ da aggancio alle successive strati E’ un po’ una arma a  

                                   doppio taglio che costringe ad una perfetta finitura dello stampo.             

                                   Peso sp.   circa 20gr m/q

Fibra di vetro “MAT” :  secondo strato

                                        E’ un composto in fili di roving tagliati in lunghezza di circa 5cm

                                        distribuiti in maniera uniforme ed in ordine sparso su di un piano senza

                                       un vero e proprio orientamento, ma che da ultimo conferiscono un aspetto

                                       tipo “feltro” .  Costituisce il vero e proprio corpo di rinforzo del manufatto

                                       ideato per la stratificazione manuale. Trattiene tra le sue fibre la quantita’

                                    di resina necessaria a far si che tutte le fibre, assieme, contribuiscano alla

                                    sopportazione degli sforzi a cui la struttura e’ sottoposta.

                                    Ci sono diverse grammature e spessori a seconda dell’impiego.

                                    Lo spessore minimo commerciale e’ da 1mm. A me bastavano 0.5.

                                    La esperienza mi ha insegnato che un foglio del genere puo’ essere, a simili-  

                                    tudine di un foglio di  carta da cucina, sfogliato in due strati.

                                    Dei due strati conserveremo quello con il lato inamidato.

                                    Il foglio cosi’ ricavato verra’ adagiato nello stampo  con la parte apprettata

                                    a vista.

Tessuto di vetro :        terzo ed ultimo strato

                                    E’ un tessuto da 45gr/mq a trama ortogonale che ho applicato come ultima

                                    stratificazione geodetica di consolidamento, compattare gli strati inferiori

                                    nonche’ il compito di rinforzo superficiale e a trattenere la resina dal colare

                                    verso il basso durante la fase di catalisi.

                                    Il tessutino conferisce al manufatto anche una buona superficie alla vista .

Procedimento

Per prima cosa ho ritagliato le pezze di fibra di vetro secondo gli sviluppi delle superfici da rivestire. Per evitare errori e troppi scarti sara’ conveniente , come fanno i sarti, ricavare preventivamente le  sagome su fogli di carta. Ho ritagliato le sagome piu’ alte di circa 2cm rispetto allo stampo.

Una volta finito si puo’ iniziare a mescolare  tra loro, nella perc 50 e 50, il composto “A” e il composto “B” del collante e sara’ bene dare loro un leggero colpo di fon caldo per diminuirne la densita’ e favorire cosi’ la penetrazione della resina nelle fibre. Il tempo di catalisi e’ valutato nell’ordine delle due ore e sappiamo che scaldando il composto, questo tempo diminuisce, ma a me un’oretta sara’ piu’ che sufficiente per finire il lavoro.

La applicazione della resina si effettuera’ con un pennello semimorbido da 3cm.

Come preventivamente scritto, il primo strato e’ affidato al MAT di superficie e poi via via con gli altri due.  Sul bordo superiore ho aggiunto per circa 3cm un ulteriore strato di tessutino per dare piu’spessore alla fascia che ospitera’ i fori di fissaggio su parafiamma. Come attrezzi ho usato un pennello da 3cm per applicare la resina e successivamente  ho ripassato sopra con un piccolo rullo a dischi di alluminio da 1-2cm di larghezza per spurgare l’aria immagazzinata e consolidare la stampata.

Ho lasciato cosi’ per tutta la notte e la mattina e’ tutto pronto per la sformatura. Foto 6

Foto 6- La stampata e' pronta per essere "partorita"

Nonostante le cere e i distaccanti e’ risaputo che tra stampo e manufatto si crea spesso una aderenza tale che il distacco diventa problematico. Ecco allora che basta avere praticato sul fondo dello stampo un foro da 3mm che ci servira’ per insufflare aria compressa.  Un piccolo soffio e subito il pezzo finito saltera’ fuori bello e senza problemi.

Si passa ora a togliere il bordo superiore di materiale in eccedenza non impregnato.  Foto 7

Foto 7-Stampata ben riuscita.....il bordo non impregnato sara' tagliato con forbici da lamiera

Ho voluto dare piu’ presentabilita’ al manufatto e dopo un paio di spruzzate di stucco a spruzzo e qualche ritocco ecco il pezzo finito e pronto per essere imballato e spedito. Foto 8-8A

Foto 8- ripassato con stucco a spruzzo- sulla Dx la gobba superiore da cui spunteranno le mitragliatrici

Foto 8A-Vista 3/4 - Direi che e' venuta bene-Sara' il cliente poi a rifinirla ulteriormente dopo le lavorazioni.

Info su Sergio

68 anni, disegnatore meccanico progettista- Specializzazione in mezzi subacquei. Appassionato aeromodellismo e sottomarini RC. Aeromodellismo dall'eta' di 12 anni e RadioComandato dal 1966. Modelli naviganti di Sottomarini Radioc. dal 1987. Purtroppo, mi sono affacciato ai PC e ad Internet in eta' tale , per cui molte delle mie realizzazioni (dal semplice trainer alle mie maxi riproduzioni) potranno essere presentate solo in foto, gia' terminate e senza un Build Log allegato.
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2 risposte a NACA motore Reggiane 2005 Sagittario

  1. Daniele scrive:

    Raccontata così, sembra facile ed alla portata di tutti, ma ho constatato personalmente il contrario.
    Innanzi tutto, non sapevo che si usavano tre tipi di strati e che poi la cera si dovesse dare così a lungo, io ho sempre dato una ” passatina” e via e infatti non veniva mai via. Poi il foro, per ” spararci” aria compressa per facilitare il distacco, mai saputo.
    Hai una misura, per tagliare la naca al punto giusto? Come la tagli e come rifinisci il taglio, carta vetrata?
    Quei tizi nel continete Americano, che hanno acquistato il RE 2005 ARF, ho letto su RCGROUPS, che stanno impazzendo per far combinare la naca motore, la tua combina bene?

    • Sergio scrive:

      Io tutte queste cose le ho imparate quando ero in ditta. Ci sono molti e molti altri piccoli trucchetti del mestiere in merito.
      Come spiegato velocemente nell’articolo, un manufatto deve rispondere a certe esigenze e in base a quelle si determinano vari procedimenti e si scelgono le fibre adatte per raggiungere spessori e resistenza.
      Uno spessore, in pratica, va considerato come in meccanica, equivalente ad una mensola e come tale deve resistere a certe sollecitazioni. Un musetto come quello, senza farla troppo grave, non deve spaventare, ma a me le cose piace farle bene.
      E’ la esperienza che ci guida in queste cose, insomma.
      “Il punto giusto” , dove tagliare una NACA, e’ determinato in primis, da come tu avrai deciso di collegarla alla parafiamma. In base a quello si fa il maschio. Poi si decide se dare alla altezza un comporto “in piu’ ” di qualche mm, o se farla precisa.
      Come vedi dalle foto in articolo, una volta fatto un primo taglio grossolano della parte eccedente non impregnata, rimetto il musetto nello stampo e vado a rasarlo a filo del colletto con un tampone di carta vetrata grana 100, Sempre guardando le foto noterai quei graffi che vengono inevitabilmente lasciati da questa ultima operazione.
      Mi chiedi se la mia NACA “combina bene ? ” Che devo risponderti? Di nooo ?
      Spero proprio , per il mio cliente, del contrario….ahh ahhha hh !!
      Spero di essere stato esauriente e sono qua per ogni altro dubbio o richiesta in merito.

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