SOTTO DI NOI L’OCEANO


Il termine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta, furono caratterizzati da grandi raids aeronautici, tra i più significativi sono da annoverare le trasvolate atlantiche. Al comando di Italo Balbo, venticinque Savoia Marchetti S.55 X, decollando dalla base di Orbetello, traversarono l’Oceano Atlantico alla volta di Chicago / New-York. Mai prima era stata tentata una traversata con una formazione così imponente.

L’S.55 X era un idrovolante con doppio scafo parallelo unito superiormente da una grande ala, sopra la quale,in tandem, vi erano installati due motori Isotta Fraschini Asso 750.
La struttura, interamente in legno, era rivestita con tela e successivamente impermiabilizzata.
Dopo la crocera del mediterraneo occidentale del 1928 e quella della parte orientale del 1929, Italo Balbo si apprestò ad una ben più grande crocera, quella dell’Oceano Atlantico.

Il 17 dicembre 1930, dalla base di navigazione aerea d’alto mare di Orbetello, decollarono 14 idrovolanti con destinazione Rio de Janeiro in Brasile. Furono eseguite ben sette tappe e furono coperti 9200 Km. Durante la prima tappa, al centro del mediterraneo, furono colti da una tempesta, che costrinse gli aerei a rompere la formazione e dividersi, ricomponendosi successivamente a Los Alcasares.

Bolama, la costa ovest dell'Africa, pronti per traversare l'Oceano


Costeggiando l’Africa occidentale, arrivarono a Bolama, importante tappa per il traversamento dell’Atlantico. Il 5 gennaio, in piena notte, gli idrovolanti carichi di carburante fino all’inverosimile iniziarono uno ad uno la procedura di decollo, coscienti di dover percorrere 3000 Km. sopra l’oceano. Purtroppo ci furono due incidenti, l’ S.55 denominato I-BOER, pochi minuti dopo il decollo prese fuoco, il personale di bordo non riuscì a domare subito l’incendio e l’aereo carico di carburante esplose in volo. Mentre l’ S.55 denominato I-RECA, nel tentativo di decollo, dato l’alto carico, si schiantò in mare con la perdita di un membro dell’equipaggio . Il velivolo denominato I-VALL fu costretto a scaricare del carburante per poter decollare e questo avvenne solo 2 ore dopo il decollo della formazione.

Naturalmente, lungo il tragitto si erano posizionate le navi appoggio, ben nove, in costante contatto radio con la formazione e facevano funzione di “ fari di navigazione”.
Le condizioni meteo lungo la navigazione si fecero a tratti difficili, improvvisi temporali con piogge insistenti fondevano il cielo con il mare dovendosi affidare, per la navigazione in alcuni tratti, esclusivamente alla strumentazione in dotazione e alla conoscenza acquisita alla scuola di navigazione aerea d’alto mare. L’unica certezza era, che sotto di loro vi era l’ Oceano. Durante la traversata, si verificarono degli inconvenienti all’aereo I-BAIS , nonostante gli sforzi del motorista il velivolo fu costretto ad abbandonare la formazione, gli equipaggi del resto della formazione restarono a guardare impotenti, attraverso gli oblò degli scafi, l’ S.55 che si allontanava perdendo quota. Il marconista di bordo, lanciò subito un messaggio di soccorso, nella speranza che le navi appoggio lo ricevessero ma erano anche consapevoli che le cattive condizioni meteo e la bassa quota avrebbero complicato la ricezione. Quindi non gli restava che sperare nel messaggio di soccorso lanciato dalla formazione principale, a quota ben più alta. Nonostante il pilota si prodigasse a tenere “ su” l’aereo, furono costretti all’ammaraggio.

Dopo un controllo al motore si resero conto che non potevano far altro che attendere i soccorsi. Il messaggio di soccorso fu accolto dalla nave appoggio “ PESSAGNO “ ma la deriva con la quale si spostava l’ idrovolante rese difficoltosa la ricerca nell’Oceano e solo dopo molte ore riuscì a localizzare l’aereo. I meccanici della nave appoggio tentarono la riparazione del velivolo, ma non fu possibile e il suo equipaggio dovette rinunciare a terminare l’impresa. Il velivolo fu preso a rimorchio dalla nave appoggio ma essendo al centro dell’Oceano, fu difficoltoso trainarlo, anche perché le onde stavano danneggiando i galleggianti. Ad un certo punto si rese necessario l’auto affondamento. Anche il velivolo I-DONA per problemi tecnici seguì la sorte del precedente compagno e fu costretto anch’esso ad abbandonare la formazione, anche in quel frangente gli oblò degli idrovolanti superstiti furono riempiti di sguardi di disperazione vedendo i compagni che si allontanavano fino a sparire nella nebbia dell’Oceano. Immediatamente furono lanciati messaggi di soccorso, sperando anche in questo caso nel soccorso delle navi appoggio.
Non restò che tentare l’ammaraggio anche al I-DONA e restarono in balia delle onde molte ore, questo messaggio di soccorso non era sfuggito alle navi appoggio “ Pancaldo e Da Noli “ che si erano messe subito alla ricerca riuscendo ad intercettare il velivolo. In questo caso, però, i meccanici di bordo riuscirono a riparare l’aereo ed a metterlo in condizioni di ripartire. Tra l’entusiasmo dei marinai, L’ I-DONA decollò, continuando così la sua missione.

Dopo 11 ore di volo ininterrotto gli undici aerei superstiti raggiunsero Natal in Brasile e dopo i necessari rifornimenti, decollarono alla volta di Bahia e dopo per Rio de Janeiro, dove giunsero il 15 Gennaio, salutati da salve di cannone della nave appoggio Alice, in attesa nella rada di Rio e dalle navi Brasiliane.

gli idrovolanti ormeggiati nella rada di Rio De Janeiro


La folla sulle banchine del porto tripudiò grandi festeggiamenti agli eroi dell’Oceano. La notizia fece il giro del mondo e dette grande risalto all’aeronautica Italiana, fu un vero e proprio record, sia per la gran quantità di uomini che di aerei che attraversarono l’Oceano in formazione. Gli S.55 vennero venduti al governo Brasiliano e ne è rimasto un esemplare in termine di restauro proprio in questi anni. Ma ancora mancava una grande impresa, la traversata del Oceano Atlantico del nord.

La base idrovolanti di Orbetello, in primo piani si notano gli idrovolanti S.55X schierati, a lato le palazzine degli uffici e sullo sfondo le villette alloggio ufficiali


In primo piano ancora S.55X, gli hangar e sullo sfondo la fortificazione Spagnola del 1600 adibita a residenza degli alti ufficiali



Anche questa impresa venne preparata da Italo Balbo ad Orbetello e il 1° Luglio 1933 alle ore 05.00 decollarono dalla laguna di Orbetello venticinque S.55X con a bordo quattro persone di equipaggio, in totale, saranno cento uomini a traversare l’Oceano, da qui il titolo del libro scritto da Italo Balbo, “ La Centuria Alata “. Raggiunsero Amsterdam, traversando l’Europa e le Alpi nello lo stesso giorno, purtroppo si registrò un incidente con il capottamento di un aereo in ammaraggio e la perdita di un membro dell’equipaggio.

Gli S.55X sulla Svizzera


L' Idrovolante incidentato ad Amsterdam


La seconda tappa li portò in Inghilterra, a Londonderry ed una terza in Islanda, a Reykjavik. Anche in questa trasvolata furono impegnate molte navi appoggio, le quali offrirono supporto anche con rilevamenti meteorologici. Dopo alcuni giorni e nella speranza che il tempo migliorasse, fecero i preparativi per decollare verso il continente Americano e il 12 Luglio, nonostante le non ottimali condizioni climatiche ventiquattro aerei decollarono verso Cartwright nel Labrador . Per dodici ore voleranno tra nubi, piovaschi e nebbia, senza mai vedere l’ Oceano, ancora una volta dovettero fare ricorso alla strumentazione e all’esperienza . In alcuni momenti, sembrò che il mare fosse a pochi metri da loro, in altri addirittura che fossero dentro di esso ma sempre fiduciosi nel loro velivolo al quale avevano affidato la loro vita. Nessun guasto funestò la traversata, giungendo in vista delle coste del Labrador tirarono un sospiro di sollievo e dopo poco ammararono a Cartwright.

Chicago, la folla accalcata in attesa dei trasvolatori

Info su Daniele

Salve, pratico l'aeromodellismo dal 1988, dopo aver appreso il pilotaggio rc. con motoalianti, mi sono dedicato ai modelli, prima da acrobazia e poi da riproduzione. Il mio interesse e curiosità verso la progettazione degli aeromodelli, mi spinge a dedicarmi alla realizzazione di riproduzioni in scala progettandoli in proprio. Ancora oggi, dopo molte realizzazioni, continuo a progettarli, realizzarli, collaudarli e metterli a punto con grande piacere e divertimento. Per qualsiasi domanda, non avete che da contattarmi. Ciao. Daniele.
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8 risposte a SOTTO DI NOI L’OCEANO

  1. sergio scrive:

    Minuzioso e suggestivo……….e ben articolato tutto il servizio sul come era e come e’ oggi la struttura idroscalo. Si denota il tuo spirito di osservazione ed un certo attaccamento per le tue “zone” che potevano essere state meglio manutenute e meglio sfruttate, ma come tutte le cose del “bieco ventennio” , viene fatto di tutto affinche’ scompaiano nel nulla lasciando posto alla sola cronaca dei cattivi ricordi, assieme al rammarico. Ottima prefazione per l’arrivo della tua maxiriproduzione del’ S55.X

  2. Daniele scrive:

    Visto che, come dici tu, la prefazione è ormai fatta, non mi rimane che presentare il modello. Quindi, mettetevi comodi e iniziate a seguire le fasi costruttive ed il collaudo in finale.

  3. Maria Di Benedetto scrive:

    Grazie!
    sintetico e ben fatto.
    Fotografie bellissime.
    Maria Di Benedetto

  4. Daniele scrive:

    Grazie a te Maria,
    una importante pagina di storia aeronautica del nostro paese e del mondo intero, non poteva essere dimenticata.

  5. Pierluigi Barelli scrive:

    Partecipo con grande interesse a questa bella esposizione fotografica nel ricordo di un’impresa che fu ammirata entusiasticamente dal mondo intero.
    Mio zio partecipo’ all’impresa su nave appoggio della crociera su nave USODIMARE.
    p.s.- non sono molto sicuro del nome della nave.
    Cordiali saluti.
    Pierluigi Barelli

  6. Francesco Presenti scrive:

    You have many errors in your expositions. For example the picture with the name “Highway” is NOT the airport of Orbetello.
    You should read my work, where “every” thing, every error was corrected by me.
    “QUANDO ORBETELLO AVEVA LE ALI ED I CAPOLAVORI ARCHITETTONICI DI PIER LUIGI NERVI”
    Aracne editrice, 2013.
    Hier you can see the book and many pages (as a PDF):

    http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854861763

    Sincerely

    Francesco Presenti

    • admin scrive:

      Ciao Francesco, ancora non ho acquistato il tuo libro, mi sono promesso però di farlo, complimenti ancora per il tuo libro.
      Se quella strada non è quella che pensavo io, tu sai di che strada si tratta?
      Ciao, a presto.

      Daniele.

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