SEMPRE QUEL PONTE…

Pochi giorni dopo l’inizio delle ostilità, mentre ero seduto sulla sponda del ponte dell’impero, intento a disegnare il ponte Vecchio…un piccolo passo indietro, da ragazzo trascorrevo spesso le vacanze estive presso i nonni materni a Pavia e spesso passavo il tempo a disegnare su cartoncino e per rendere più interessanti i disegni includevo anche l’idrovolante CANT-10 oppure l’idroscivolante T.108, come stavo dicendo ero tutto preso a disegnare il ponte quando all’improvviso fui afferrato da due militi della MVSN ( Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale), che mi condussero prima nella loro caserma e poi in quella dei carabinieri.

Cant-10

CANT-10


Qui mi interrogarono a lungo, con qualche ceffone, mentre due antipatici individui in borghese ( controspionaggio????) osservavano in silenzio.
“Chi sei? Chi ti ha mandato? Dove devi consegnare il disegno?”
Continuavano a ripetere.
Mi trasse dal pasticcio uno zio, professore di matematica all’Università di Pavia, avvisato dalla nonna, che non mi aveva più visto rientrare.

Fece agli investigatori un ragionamento di questo tipo” Del ponte Vecchio esistono fotografie di ogni tipo e dimensione, cartoline, pubblicazioni specializzate, che si possono acquistare liberamente.
Come potete pensare che ad una spia Inglese , per quanto tonta, possa venire in mente di piazzarsi in pieno giorno, sul ponte dell’impero, per fare uno schizzo amatoriale?

sempre un idroscivolante T-108 presso il museo di Venezia


una replica in scala dinamica

Oltre tutto sarebbe più semplice transitare in automobile e scattare fotografie.”
Problema risolto , anche se rimasi un po’… disturbato, in quanto ero in ordine con i canoni del regime, come tutti i miei compagni di scuola.
Qui andavo molto bene , ottimi voti; insomma , corrispondevo ai requisiti del regime “Libro e moschetto, fascista perfetto”. Oggi mi viene da sorridere.
Sempre vicino al ponte Vecchio di Pavia ( costruito nel 1354) mi trovavo la mattina del 4 settembre 1944: con un amica mi stavo recando alla Canottieri Colombo, uno zatterone ancorato a circa 100 metri a valle del ponte.
Avevamo in programma una salutare remata controcorrente, bagno, merenda sull’erba, rientro in favore corrente.
Non c’era allarme aereo.
All’improvviso sul ponte si gettarono un paio di caccia-bombardieri REPUBLIC P.47 THUNDRBOLT, che mancarono il bersaglio: una bomba disintegrò la sede galleggiante della Canottieri Colombo, l’alra cadde a circa 50 metri dal ponte , sulla scarpata.

si nota la naca a forma ellittica di questo P.47

Fummo scaraventati dall’altro lato della strada, bianchi di polvere, mentre sul fiume galleggiavano detriti di ogni tipo.
Nella mia incoscenza di fanatico dell’aviazione , mi girai per vedere il secondo passaggio, non potendo scappare da nessuna parte.
Sull’impennaggio verticale c’era una colorazione giallo-nera.
Nel dopo guerra appresi che era tipica del 135° Gruppo di Combattimento americano.


Questo, per quante ricerche abbia fatto, anche durante ripetuti viaggi negli Stati Uniti, era l’unico con l’impennaggio verticale a scacchiera giallo-nera.
Ce la cavammo con contusioni e graffi, mentre la distruzione del ponte venne completata il giorno dopo.
Ebbi però l’oppotunità di osservare la forma semiellitticca dell’ala, che si ritrovava anche nei caccia Reggiane progettati dall’Ing. Roberto Longhi, con il quale ebbi l’opportunità di scambiare corrispondenza nel dopoguerra. Aveva lavorato in America, proprio alla Republic Aviation ed era rimpatriato poco prima dell’inizio dell’inizio della guerra.

SI VEDE CHIARAMENTE LA FORMA SEMIELLITTICA DELL'ALA DEL p.47

A conflitto terminato, vista l’aria che tirava nel nostro paese, era ritornato in America ; penso che ne abbia presa la cittadinanza.
Nel secondo passaggio con il P.47 che puntava verso di noi ( temevamo che intendesse mitragliarci), ebbi modo di osservare che la caratteristicacapottina motore aveva sezione ellittica e non circolare.
Molti la chiamano semplicemente “naca”; in realtà i primi brevetti al riguardo furono quelli dell’Ing. Piero Magni (allora della Magni Aviazione); furono allegramente sfruttati da americani ed altri, ancor prima che diventassero bottino bellico per i vincitori.
Nel dopoguerra il Ponte Vecchio venne ricostruito, ma diverso dall’originale, per ragioni misteriose.
A qualche centinaio di metri a valle del Ponte Vecchio era stato costruito una aviorimessa sopraelevata munita di rotaie, verricello elettrico: veniva qui alloggiato l’idrovolante biplano CANT-10, progettato dall’Ing. Raffaele Confluenti e costruito dai cantieri di Monfalcone.
Portava 5 passeggeri nei primi esemplari, aumentati a 7-8 nelle versioni successive. La SISA lo impiegò sul percorsoTorino-Pavia-Milano-Venezia-Trieste nonché sulla linea per Barcellona via Genova.
Il servizio era stato inaugurato nel 1926 da Mussolini, proprio a Pavia, se la menoria non mi tradisce.
Probabilmente fu la prima aviolinea regolare in Italia, che funzionò regolarmente parecchi anni.
Ad ogni ammaraggio e decollo una gran folla si assiepava sulle sponde del Ticino: a quell’epoca, il passaggio di un aeroplano faceva correre la gente in strada.
Ero estasiato a guardare l’idrovolante. Una volta l’addetto tutto fare mi fece salire a bordo e mi regalò alcune etichette che applicavano ai bagagli. Per anni le conservai come preziosi ricordi.
I passeggeri sedevano in robuste poltroncine di vimini, solidamene fissate al pavimento e si saliva a bordo attraverso una botola a prua, operazione piuttosto disagevole, specie per le signore.
Il Ponte vecchio costituiva anche la linea di partenza del raid motonautico sul Po, con percorso Pavia-Venezia di 413 chilometri.
La prima edizione si svolse nel 1929.
Alla seconda edizione parteciparono anche alcuni idroscivolanti, pilotati da ufficiali della Regia Aeronautica. Alle edizioni degli anni 1933-1938 partecipò anche il leggendario colonnello pilota Prospero Freri, inventore dell’omonimo paracadute, che salvò la vita di tanti aviatori italiani durante la guerra 1939-1944.
Questi idroscivolanti erano costituiti da due scafi a fondo tondeggiante, uniti da una capriata che supportava un motore stellare rafferddato ad aria ed azionante un’elica aerea.
Avendo un pescaggio minimo erano notevolmente avvantaggiati rispetto agli scafi tradizionali muniti di elica marina.
Allora non si parlava ancora di scafi a tre punti, carene plananti, catamarani, eliche subcavitanti: le tecnologie relative cominciarono a diffondersi nel dopoguerra.
Gli idroscivolanti, alla prima partecipazione raggiunsero la velocità di 50,623 Km/h, mentre le velocità degli scafi convenzionali era attorno ai 40 Km/h. Già nel 1939 gli idroscivolanti si avvicinarono ai 100Km/h ( 91.05 per l’esattezza) mentre gli scafi convenzionali raggiungevano circa 70Km/h.
La Pavia-Venezia è proseguita nel dopoguerra; recentemente qualcuno l’ha definita la Parigi-Dakar su fiume.
Nel maggio 2009 si è svolta la 66a edizione, ma già nell’edizione dello scorso anno un catamarano ZEC raggiunse la velocità di 203,34 Km/h.

Idroscivolante T-108 esposto al salone nautico di Venezia

L’unico idroscivolante sopravvissuto , il T-108, su segnalazione del Sig. Carlo Foltz, del centro Nautico Amici del Po, è stato magistralmente restaurato dal Cantiere Della Pietà; è ora esposto al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.
Ultimo ricordo, sempre riguardante il Ponte Vecchio.
Qualche giorno dopo la sua distruzione, si presentarono sulla sponda cittadina del Ticino sette camionette anfibie tedesche (schwimmwagen), che i soldati tedeschi chiamavano badewannen (vasche da da bagno) per via della loro forma; avevano un’elichetta marina a poppa.
Essendo il ponte inagibile, tentarono di attraversare il fiume andando in linea retta da una sponda all’altra: sei si rovesciarono, andando a sbattere contro le macerie del ponte distrutto.
Anche se la corrente non era forte ( era un periodo di magra), la manovra corretta prevede di mettere la pura contro corrente, avanzando lentissimamente, con lievi spostamenti laterali nella direzione della sponda opposta all’approdo.
Ma quei tedeschi, non essendo fiumaroli, evidentemente non lo sapevano…
Mi auguro che questa lunga chiaccherata non abbia annoiato i lettori, se così fosse, sappiate che non l’ho fatto apposta.

Era solo un piccolo aneddoto della storia di questo ponte, legato alla guerra e fatti avvenuti attorno…sempre a quel ponte.

Questo articolo è stato tratto dal giornalino semestrale del Museo dell’Aria di Rimini ” Sulle Ali della Storia”#3. da me scritto.

Ferdi Galè

Info su Daniele

Salve, pratico l'aeromodellismo dal 1988, dopo aver appreso il pilotaggio rc. con motoalianti, mi sono dedicato ai modelli, prima da acrobazia e poi da riproduzione. Il mio interesse e curiosità verso la progettazione degli aeromodelli, mi spinge a dedicarmi alla realizzazione di riproduzioni in scala progettandoli in proprio. Ancora oggi, dopo molte realizzazioni, continuo a progettarli, realizzarli, collaudarli e metterli a punto con grande piacere e divertimento. Per qualsiasi domanda, non avete che da contattarmi. Ciao. Daniele.
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2 risposte a SEMPRE QUEL PONTE…

  1. Simone scrive:

    Ho letto il racconto del Sig.Galè, che purtoppo non conosco personalmente ma solo attraverso i suoi scritti, con grandissimo piacere ed interesse. Mi ricorda i racconti che mi ha sempre fatto ( e talvolta continua a fare ) mia mamma, probabilmente coetanea o quasi di Ferdinando, riguardo alle vicende del “tempo di guerra”.
    Credo sinceramente sia doveroso ed indispensabile raccogliere queste memorie fatte di vita vissuta, che non hanno solo contenuti puramente tecnici, perchè possano essere consegnate alla storia, che troppo spesso racconta solo i “soliti” fatti.
    Spero vivamente che ne seguano altre, per parte mia cercherò di mettere per scritto quanto mia mamma ha raccontato di analoghe vicende, comprendenti anche dettagli aeronautici,avvenute a Siena e dintorni.

  2. Daniele scrive:

    La sezione ” Storia” ha il compito di raccogliere i fatti storici accaduti, con collegamento anche indiretto relativo, preferibilmente, all’aeronautica e simili.
    Simone ha colto nel segno, quando afferma che è nostro dovere raccogliere e preservare tali fatti, che comprendono vicende umane vissute e sofferte.
    Come sempre, RCAeroModellismo è sensibile a questi fatti, che pubblicheremo con piacere.

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