PILOTI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE ” Adriano Visconti “

La storia di Adriano Visconti, nasce oltre i confini Italiani ed esattamente nasce proprio dal colonialismo Italiano che nei primi anni del novecento si trovarono ad occupare parte del nord Africa, fino alla Somalia ed Eritrea, tutto questo sulla scia di ciò che stava accadendo in Europa in quegli anni, con la Gran Bretagna in testa, anche Francia e Germania cercavano di mettere le mani su territori considerati di libera conquista infischiandosene dei legittimi proprietari o abitanti.
Questo colonialismo, fu in parte giustificato proprio dalle condizioni degli abitanti di quei luoghi, per lo più indigeni, divisi in tribù con un basso senso della nazionalità.
Quindi, anche l’Italia si sentì, in qualche modo, autorizzata a questa corsa verso la conquista di nuovi possedimenti, anche se per lo più si trattava di terre brulle e con basso valore economico/commerciale, tanto basso da chiedersi cosa erano andati a fare proprio in quei posti, ma si sa, la Gran Bretagna, prima fra tutti, era presente con colonie oltre confine e quindi si rendeva necessario che anche l’Italia ne possedesse alcune, anche se gli Inglesi, molto più furbi, si erano assicurati colonie molto più redditizie a partire dall’Egitto, controllando il canale di Suez e con esso tutto il traffico navale che ne conseguiva, da tenere presente che l’importanza strategica di Suez era dettata anche dal fatto che gli Inglesi avevano come colonia anche l’India e quindi si rendeva necessario per il traffico marittimo assicurarsi un passaggio verso il Mediterraneo, dall’Oceano Indiano, senza fare il periplo dell’intera Africa doppiando capo di Buona Speranza in Sudafrica.
La maggior concentrazione Italiana, invece, fu presente in Libia, zona pressoché desertica e di scarso valore economico, questo perché il suo enorme valore era nel sottosuolo ed a quell’epoca l’ultima cosa a cui avrebbero pensato era proprio scavare sotto terra ed estrarre il petrolio, ne avrebbero trovato in enorme quantità. Comunque, proprio sulla scia del colonialismo, molti Italiani si trasferirono oltre i confini Italiani, anche la famiglia Visconti si trasferì e prese residenza in Libia, a Tripoli, e proprio a Tripoli Galeazzo Visconti e Cecilia Dall’Aglio diedero vita l’11 di Novembre del 1915 ad Adriano Visconti. Cresciuto sotto lo spirito colonialistico dell’epoca, Adriano, frequentò le scuole proprio a Tripoli e si distinse sempre per il suo attaccamento alla patria Italiana, proprio per il fatto di non essere direttamente in Italia e in Italia in quel periodo c’era il fascismo, quindi si sentiva un gran fermento nell’aria, Italo Balbo con le grandi traversate Mediterranee prima e Atlantiche poi, portò alla ribalta mondiale l’Italia. Nel 1935 Italo Balbo fu nominato da Mussolini Governatore della Libia, sostituendo il Generale Badoglio, anni in cui Adriano Visconti terminava gli studi liceali. Balbo non prese bene questa nomina, ma fu la diretta conseguenza dei suoi successi in campo estero e dei buoni rapporti che intratteneva sia con gli Stati Uniti che con altri stati Europei, forse Mussolini temeva ed a ragione, di essere messo in ombra proprio da Italo Balbo.
La Libia in quel periodo era divisa in due regioni, la Tripolitania e la Cireanica, Balbo si adoperò per unificarle e raggiunse accordi con gli stati confinanti, la Tunisia e l’Egitto controllati rispettivamente dalla Francia e dall’Inghilterra e questo non fece che aumentare il dissenso di Mussolini.
Lo spirito nazionalistico Italiano dell’epoca, finì per coinvolgere anche Adriano Visconti, tanto che si iscrisse all’accademia militare di Caserta. La vita militare all’interno dell’accademia mise a dura prova Visconti, un giovanotto dal temperamento forte e con un profondo senso della giustizia, non sempre contemplato nella vita militare, ciò nonostante, terminata l’accademia rientrò in Libia nel 1939 facendo parte del 50° stormo. Con l’entrata in guerra dell’Italia, Visconti iniziò a prendere parte alle ostilità, prima con gli assaltatori Breda Ba-65 e poi passò ai caccia Macchi 200, con continui impegni di scorta ai bombardieri in missione su Malta. Molti furono gli scontri con gli aerei da caccia Inglesi presenti sul Mediterraneo e spesso lanciati dalle portaerei Inglesi. Le missioni a cui Visconti era chiamato a partecipare, lo vedevano spesso impegnato in voli di ricognizione fotografica, scorte a convogli navali oltre alle missioni su l’isola di Malta. I caccia MC-200 non considerati più idonei al servizio di caccia, furono modificati con l’impiego di piloni subalari per trasformarlo in cacciabombardiere e Visconti iniziò anche missioni di bombardamento.
La pressione su Malta, da parte degli Italiani, ben presto diminuì e gli Inglesi poterono trasferire sull’isola una gran quantità di aerei, riuscendo a difendere con più facilità l’isola ed i convogli in transito nel canale di Sicilia. La campagna di Malta e del Mediterraneo durò fino a tutto il 1942, i piloti Italiani che fino a quel momento si erano battuti sui caccia MC-200 e Fiat CR-42 iniziavano ad essere messi in seria difficoltà dai più efficienti Hawker Hurricane e Spitfire, con i pochi MC-202 per lo più equipaggiati per rilievi fotografici, erano stati scelti proprio i 202 per questo tipo di ricognizione, per il motivo che poteva trarsi di impaccio molto rapidamente e poi poteva affrontare ad armi pari i caccia Inglesi, infatti fu proprio su questo tipo di velivolo che Visconti ottenne i suoi primi successi nei voli per rilievi fotografici, in un volo di ricognizione fotografica intercettò un paio di Bristol Blenheim in procinto di attaccare del naviglio Italiano, l’attacco ebbe successo ed un Cacciabombardiere Inglese precipitò in fiamme e l’altro fu seriamente danneggiato in seguito al mitragliamento da parte di Visconti, le navi Italiane, grazie all’intervento di Visconti riuscirono a non riportare danni. Proprio per le deficienze croniche degli MC-200 e CR-42, il 7° gruppo fu richiamato in Italia per essere inviato Torino Caselle a ritirare dei nuovi Macchi 202, in modo da riorganizzare il 7°, oltre ai 202 furono assegnati anche nuovi rimpiazzi, giovani piloti appena usciti dall’accademia e quindi si rendeva necessario un addestramento specifico sui 202. Il comando della 76° squadriglia, fino a quel momento del Capitano Calisti, passò a Visconti con cambio di nomina da Tenente a Capitano, il Capitano Calisti fu inviato al 1° stormo riorganizzato con il nuovissimi caccia Macchi MC-205 Veltro. Lasciato Torino Caselle, il 7° gruppo si trasferì in Tunisia. Con i 202, i piloti Italiani ebbero modo di affrontare i caccia Inglesi ad armi pari, negli scontri che susseguirono, sia Visconti che i piloti della sua squadriglia ebbero la meglio su molti caccia Inglesi, ben presto, agli Inglesi si aggiunsero anche gli Americani, dotati dei bimotore P-38 Lightning, i quali in numerose formazioni attaccarono a più riprese le formazioni Italiane, in special modo venivano attaccati i trimotori S.M. 82 da trasporto, con a bordo i rifornimenti di carburante e personale, in questi attacchi, purtroppo i trimotori erano per lo più scortati dai Macchi 200, ed i P-38 avevano vita facile abbattendo gran parte degli aerei Italiani. La sorte della guerra in Africa settentrionale sembrava ormai segnata a favore degli alleati, sia i Tedeschi che gli Italiani erano ormai in ritirata e gli aeroporti, presi di mira dai velivoli alleati, non erano più utilizzabili, inoltre i velivoli in condizione di volare erano rimasti molto pochi, il 54° stormo contava poco più di una decina di MC-202 di cui la metà del 7° stormo. I preparativi per il rientro in Italia dalla Tunisia erano imminenti, il mese di Maggio del 1943 vide la fine dell’avventura Italiana e delle sue colonie, il personale di terra ed i piloti non avrebbero trovato posto sui pochi velivoli rimasti, quindi, furono scelti i piloti che si erano distinti maggiormente in battaglia e fu anche proposto di sottrarre alla prigionia gli avieri specializzati che avrebbero potuto trovare posto nei caccia decollando in due per ogni velivolo, con il pilota seduto sulle gambe del passeggero, purtroppo questo intento di salvare più uomini possibili non fu accolto dal comando, il quale stupidamente, aveva deciso di attenersi strettamente agli ordini ricevuti. A tutto il resto del personale fu dato ordine di cercare in ogni modo di sottrarsi alla prigionia. Preparati gli aerei per la partenza, i piloti decisero all’ultimo momento di imbarcare a bordo un passeggero ciascuno, i velivoli decollarono alla volta della Sicilia, cercando di atterrare a Catania, Sciacca e Castelvetrano, ma era imperativo fare scalo a Pantelleria e rifornirsi e ripartire per la Sicilia, anche i Tedeschi cercavano alla meglio di riparare in Sicilia e riuscirono ad alloggiare fino a quattro persone all’interno dei caccia Bf. 109, smontando vari pezzi e pannelli, il personale specializzato era molto prezioso e quindi il comando Tedesco diede ordine di salvarne il più possibile. Adriano Visconti partì per ultimo, essendo il suo velivolo danneggiato e quindi gli specialisti lavorarono alacremente per permettere al Capitano Visconti di lasciare l’Africa Settentrionale, in quel momento si concludeva definitivamente il connubio Visconti/Libia, non era esattamente come avrebbe voluto, gli eventi della Guerra non permisero altre alternative ed a una persona con un profondo senso dell’onore, come Visconti, questa fuga bruciava molto più di mille sconfitte in altrettanti combattimenti in volo. Una volta in Sicilia, Visconti fu assegnato al 150° Gruppo e gli fu dato il comando della 310° squadriglia con compiti sia di caccia che di ricognizione fotografica e questo perché Visconti aveva già dato prova nel 1942 di missioni simili. Per questo compito furono affidati a Visconti ed ai suoi gregari di squadriglia i nuovi caccia Macchi 205 Veltro, per l’occasione furono fatte numerose modifiche, furono tolti i serbatoi alle spalle del pilota e sostituito l’impianto radio, fu installato un apparecchio fotografico del peso di quasi cento chili di tipo Zaiss, fu modificata la parte inferiore della fusoliera per permettere le riprese fotografiche e tutto l’impianto fotografico era debitamente riscaldato per evitare problemi di inceppamento date le bassissime temperature che si trovavano a 10.000 metri di altezza, la pellicola impiegata era di dimensioni 300X300 mm in rotolo, inoltre, per mantenere un’autonomia accettabile, l’aereo fu provvisto di serbatoi supplementari subalari. La Squadriglia fu trasferita all’aeroporto di Decimomannu in Sardegna e con tre velivoli appositamente attrezzati per rilievi fotografici, Visconti iniziò le missioni sul canale di Sicilia, Tunisia e Algeria, questo per monitorare il grande fermento che gli alleati stavano compiendo in quelle zone, compreso lo sbarco in Sicilia. Nonostante che il 25 Luglio del 43′ l’Italia firmò l’armistizio con la destituzione di Mussolini e la nomina di Badoglio a capo del governo, Visconti continuava a seguire gli ordini che gli arrivavano dai suoi superiori e quindi continuò a combattere contro gli alleati, questo per lui significava rimanere fedele al giuramento fatto appena entrato in Aeronautica verso il governo di allora, quello di Mussolini, la sua idea politica e militare era stata forgiata nel periodo fascista e non conosceva altra strada che seguire quella intrapresa all’inizio della sua carriera e molti anni prima, quando era ragazzo, gli ideali nei quali credeva erano quelli del Re e del fascio, non poteva di punto in bianco ribaltare tutte le sue convinzioni, tutto quello in cui aveva creduto fino adesso, non poteva dire è finita abbiamo sbagliato tutto, ha creduto fino in fondo in quello che faceva ed era giusto così e adesso? Non si può cambiare bandiera, se la strada intrapresa da Visconti adesso era irta di pericoli, se adesso gli alleati avanzavano ogni giorno di più, non era una buona ragione per tirarsi indietro, quando la nave affonda, si dice che i topi scappano, ma Adriano Visconti non era un topo, lui non scappava, per lui quello che era buono ieri era buono anche oggi. La caparbietà e il senso dell’onore inteso come, quando si sceglie una strada la si deve percorrere fino in fondo, erano profondamente radicati in Visconti, lui non accetterà mai compromessi, per lui non esisteranno le sfumature di grigio, per lui ci sarà solo il bianco ed il nero! Purtroppo per Visconti, non sempre è così, a volte è saggio ritornare sui propri passi e riflettere su cosa si sta facendo, i tempi mutano e con essi anche le idee, inoltre Visconti, non avrebbe avuto niente di cui doversi scusare o farsi perdonare, lui era un combattente ed eseguiva gli ordini e non politico od un gerarca fascista, ai quali si potevano imputare gravi responsabilità.

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