PILOTI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE ” Pier Paolo Paravicini “

Prefazione.
Con ” Piloti nella seconda Guerra Mondiale ” vogliamo descrivere le gesta dei piloti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’Aviazione Mondiale.
Gesta e sacrifici umani, visto che molti non hanno mai fatto ritorno alle loro basi.
Ogni nazione coinvolta nel conflitto, ha avuto i suoi eroi che non sempre pilotavano aerei da caccia, ma anche aerei da bombardamento, ricognizione ed aerosiluranti.
Un tributo a questi aviatori ci è sembrato doveroso, ricordare le loro gesta, i loro voli e sopratutto quelli che non sono ma ritornati alla loro base.
Inizieremo questa rassegna con un pilota Italiano che, prima con la Regia Aeronautica e poi con la neocostituente Aeronautica Italiana cobelligerante dopo l’armistizio dell’otto settembre combatté a bordo dei caccia Macchi MC 205 .
In seguito verranno descritte le gesta di altri aviatori che sono appartenuti alle aviazioni di altre nazioni.

Pier Paolo Paravicini
E’ nel 36′ che Pier Paolo Paravicini si iscrive al corso di volo a vela della Gioventù Italiana del Littorio, presso l’aeroporto di Milano Taliedo.
Assicurarsi il brevetto di tipo ” A ” è il primo passo per diventare un pilota a tutti gli effetti, ma è solo il primo passo, appena conseguito tale brevetto, il successivo, il brevetto ” B ” è indispensabile per volare con un ” vero ” aereo e Paravicini non ci pensa due volte, l’obbiettivo è un aliante con vero posto di pilotaggio.
Il nome di questo aereo aliante è ” Allievo Cantù ” tutti gli allievi si sono addestrati con questo velivolo, struttura in legno e ala rivestita in tela verniciata, i comandi sono molto sensibili, ma l’addestramento procede bene con conseguente acquisizione del brevetto ” B “.
Ma è nel 40′ che inizia il corso su di un aereo a motore, presso l’Aero Club di Milano all’aeroporto di Linate.
Con la borsa di studio vinta in quanto secondo al corso di volo a vela, può accedere, come borsista, al corso di brevetto come pilota civile, l’aereo a disposizione è un pericoloso Fiat AS.1 ad ala alta chi, invece, può permettersi il pagamento del corso, a disposizione viene messo un Caproni Ca.100 un velivolo eccellente per l’epoca.
Al termine del corso, il brevetto è conseguito, adesso si può considerare a tutti gli effetti un pilota di aeroplano.
Con l’ingresso dell’Italia in guerra, il prossimo passo è diventare pilota Militare e Paravicini fa subito domanda per entrare nella Regio Aeronautica e nel 41′ inizia l’iter per il corso di pilota militare presso l’aeroporto militare di Pescara.
Il corso si svolge su di un aeroplano tipo Breda Ba.25,un biplano costruito per l’acrobazia con motore radiale AlfaRomeo D2, con un doppio carburatore per il volo rovescio. Nell’autunno del 41′ anche questo brevetto è conseguito ed iniziano i voli con un aereo monoposto, il Fiat CR. 32, i voli comprendono acrobazie varie, questo per avere un rapporto più stretto con l’aereo.
Al termine delle ore prescritte di volo, è necessario effettuare un corso di volo strumentale, questo avviene con un aereo di tipo NARDI FN.305 con l’abitacolo dell’allievo modificato ed oscurato per un effettivo volo strumentale.
Subito dopo, Paravicini, deve affrontare l’addestramento su un vero caccia, il Fiat G. 50.
Velivolo molto difficili da pilotare, sia in atterraggio che in volo, la sua caratteristica, come per altro quella di quasi tutti i caccia da combattimento è l’instabilità, questo per uscire velocemente da qualsiasi assetto, in particolare ci si deve abituare alla scivolata d’ala che avviene quando repentinamente si entra in virata con autorotazione del velivolo a causa della perdita di portanza dell’ala interna, comportamento simile al Macchi 200 Saetta, altro velivolo sul quale è necessario confrontarsi e siccome non è prevista una versione biposto, si deve iniziare fin da subito da soli su questo velivolo.
Come si può vedere, l’iter di addestramento è abbastanza selettivo e comprende diversi aerei con specifiche diverse, solo al termine di questo iter, si ha l’accesso alle operazioni militari.
Nell’autunno del 42′ Paravicini è assegnato definitivamente al 51° Stormo di stanza a Roma Ciampino ed inizia a prendere confidenza con la preparazione bellica che comprende anche tutta l’attrezzatura necessaria per volare ad alta quota, almeno 6000 metri, quindi tuta di volo riscaldata, maschera per l’ossigeno, guanti, calzari imbottiti, giubbotto salvagente, pistola lanciarazzi, sacchetto di fluorescina per l’individuazione in caso si trovi in mare.
Si accorge subito che pilotare in quelle condizioni è molto più difficile di come lo abbia fatto fino adesso, con abbigliamento molto più leggero, visto anche le basse quote raggiunte.
L’addestramento bellico prevede voli iniziali con il Macchi 200 e subito dopo con il più potente Macchi 202 Folgore. Purtroppo, negli addestramenti precedenti, nessuno aveva detto ai piloti che si sarebbero trovati in condizioni a dir poco assurde, tipo decollare con 40° nel mese di Luglio o di Agosto bardati all’inverosimile diventando ben presto un bagno di sudore e dopo pochi minuti trovarsi a 6000 metri di quota in un freddo siderale con gli indumenti umidi di sudore che si cristallizzano addosso, a circa 20° sotto lo zero!
Nelle manovre in volo, è poi frequente ritrovarsi di colpo a pochi metri al suolo al caldo torrido per ridiventare uno stoccafisso subito dopo, questo non è volare, pensa subito Pier Paolo, qui ci si prende un accidente.
Inoltre ci si mette anche l’ossigeno, indispensabile ad alta quota, ma che alla lunga può provocare lesioni ai polmoni.
Con l’MC.202 ,poi, si arriva agevolmente e con estrema velocità ad 8000 metri di quota, amplificando i problemi prima citati, ma questo è il volo dei piloti militari da caccia!
Alla fine del 42′, Paravicini viene inquadrato nella 360° squadriglia del 155° gruppo, definito a ” mezzo” servizio in quanto i voli prevedono un addestramento con trasferimento di velivoli nuovi su teatri di guerra.
Il primo volo che viene effettuato da Paravicini è presso l’aeroporto di Gela, in Sicilia e subito dopo l’atterraggio per la consegna di un nuovo velivolo, viene avvicinato da un aviere motorista il quale gli chiede se ha portato le 24 candele ( doppia accensione per i motori 12 V invertiti Alfa Romeo RA 1000 Tifone di derivazione Daimler Benz )la prima domanda che viene subito spontanea al pilota appena atterrato è ; ma come non le avete a magazzino visto l’alto consumo che questi motori ne fanno?
Questo fatto fa subito meditare Pier Paolo sui destini futuri a cui l’Italia andrà purtroppo incontro.
Il giorno dopo arriva l’ordine di consegnare, l’aereo appena trasferito a Gela, sul fronte Tunisino, il trasferimento è in coppia e in volo vengono avvistati degli Spitfire in attacco a degli Stukas, l’intervento della coppia di MC. 202 permette agli Stukas di portare a termine l’attacco contro l’aeroporto di Souk El Arba.
Subito dopo, la coppia di MC.202 riesce ad atterrare nel campo di destinazione, con evidenti segni di bombardamento, viste le buche sulla pista.
Il rientro in Italia è con un trimotore da trasporto S.82 Marsupiale.
Nella primavera del 43′ iniziano i bombardamenti degli alleati sull’Italia, partono dalle basi poste in Libia e Nord Africa, dopo un duro bombardamento di Napoli da parte del Consolidated B-24 Liberator, Paravicini e parte della squadriglia viene trasferito a Capua.
Iniziano le operazioni di guerra per Paravicini.

Ad Aprile del 43′ la squadriglia di Paravicini è impegnata contro i bombardieri sopra Napoli, l’attacco fa scatenare una valanga di traccianti provenienti dalle torrette dei Liberator, i Macchi cercano di entrare da tutte le parti, la quota è di circa 8000 metri ed i Macchi sono a circa 1000 metri sopra i bombardieri, ma la manovra non è facile, molto colpi vanno a vuoto da ambo le parti, Paravicini segue i traccianti con lo sguardo e gira la testa per vedere dove finiscono, fortunatamente oltre la coda dell’MC.202.

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4 risposte a PILOTI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE ” Pier Paolo Paravicini “

  1. pierluigi parpaiola scrive:

    questi sono argomenti molto interessanti che seguirò molto, molto volentieri…..
    continuate così, complimenti

  2. Mario Donnini scrive:

    Mario Donnini, col. AAra, figlio di fu Fulvio, gen. B.A. pil AArn del corso Vulcano I, poi, RSI. Mia moglie è Lialisa Beretta, nipote di Alessandro Beretta, cap. pil. AArns, deceduto a Brindisi nel giugno 1951 per essersi sfilato dal paracadute dopo il lancio da un T-6. Le notizie che riporti sulla missione di Sandro al Nord trovano qui conferma per la prima volta. Sappiamo che Sandro era stato paracadutato da un aereo inglese, di notte, intorno a Dolo, Ve, dov’era la famiglia e dove tuttora siamo e che, evidentemente dopo questo incontro con Visconti, rimase al Nord, combattendovi sul 205, venendo abbattuto dai P-47 e salvandosi con un atterraggio forzato, per essere, poi, destinato in Austria sui Me.163. Dove hai trovato queste notizie e che altro puoi dirci? Qui, ho un museo aeronautico da mostrarti e siamo vicini a Giancarlo Zanardo. 339 4664975. Grazie. Mario

    • admin scrive:

      Ciao Mario, mi sono documentato facendo ricerche su internet e ricercando libri sui piloti Italiani della Seconda Guerra Mondiale. Ne ho trovati diversi anche presso le bancarelle e mercatini dell’antiquariato, sempre del periodo degli anni 40′ ma anche di periodi precedenti e su altri fatti accaduti. Per esempio il libro di Paravicini dal titolo “Piloti da Caccia” edito da Mursia e il libro ” Adriano Visconti Asso di Guerra” edito da Storia Militare.

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